{"id":12160,"date":"2026-06-16T11:33:16","date_gmt":"2026-06-16T11:33:16","guid":{"rendered":"https:\/\/davidorban.com\/?p=12160"},"modified":"2026-06-16T11:33:16","modified_gmt":"2026-06-16T11:33:16","slug":"stiamo-per-colonizzare-il-sistema-solare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/davidorban.com\/it\/2026\/06\/stiamo-per-colonizzare-il-sistema-solare\/","title":{"rendered":"Stiamo per colonizzare il Sistema Solare: la trasformazione che stiamo vivendo"},"content":{"rendered":"<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-12176\" src=\"https:\/\/davidorban.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/adnkronos-card-819x1024.jpeg\" alt=\"Adnkronos \u2014 Sviluppo tecnologico, quale trasformazione stiamo vivendo oggi? Risponde David Orban\" width=\"480\" srcset=\"https:\/\/davidorban.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/adnkronos-card-819x1024.jpeg 819w, https:\/\/davidorban.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/adnkronos-card-240x300.jpeg 240w, https:\/\/davidorban.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/adnkronos-card-768x960.jpeg 768w, https:\/\/davidorban.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/adnkronos-card.jpeg 1080w\" sizes=\"(max-width: 819px) 100vw, 819px\" \/><\/figure>\n<p><em>Roberta Lanzara mi ha intervistato per Adnkronos sulla trasformazione tecnologica che stiamo vivendo e sulla Singularity University. L\u2019articolo dell\u2019agenzia, con il taglio e la cornice redazionale della testata, lo trovate qui: <a href=\"https:\/\/www.adnkronos.com\/politica\/sviluppo-tecnologico-quale-trasformazione-stiamo-vivendo-oggi-cosa-centra-la-singularity-university-risponde-david-orban_57T3AVMRtY2zsD8LfodXMb\">leggilo su Adnkronos<\/a>. Quella che segue \u00e8 invece l\u2019intervista in s\u00e9, nella versione integrale del nostro dialogo. Ringrazio Roberta e la redazione.<\/em><\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la domanda che dovremmo farci?<\/strong><\/p>\n<p>Farei due distinzioni. La prima: \u00e8 assolutamente vero che siamo di fronte a una serie di fenomeni che si svolgono simultaneamente e si intrecciano, e quindi rappresentano un quadro complesso che, se non si ha la pazienza di approfondire \u2014 o la fortuna di avere qualcuno che lo interpreta per noi, che \u00e8 proprio il lavoro dei giornalisti \u2014 risulta di difficile comprensione. La seconda: questi fenomeni si possono interpretare in modi complementari, diversi; non c\u2019\u00e8 un solo modo di leggerli. Io sono abituato a farlo dall\u2019ottica dei cambiamenti tecnologici, che hanno implicazioni di organizzazione sociale e che poi si esprimono in movimenti politici, forme di governo, decisioni esecutive. Generalmente non commento gli aspetti contingenti di un particolare governo o partito, perch\u00e9 guardo i fenomeni nelle loro onde pi\u00f9 lunghe.<\/p>\n<p>Quindi, qual \u00e8 la domanda che dobbiamo farci? Secondo me una delle domande fondamentali oggi \u00e8 questa: se questo nostro momento \u00e8 cos\u00ec particolare come ci sembra. Ci viene costantemente insegnato a diffidare di questa impressione \u2014 nella storia le epoche si somigliano, non dobbiamo pensare che ci sia una nazione o una civilt\u00e0 speciale; siamo abituati a un relativismo che tende a mettere tutto sullo stesso piano. E quindi siamo portati a credere che l\u2019impressione che il nostro momento sia speciale nella storia del mondo sia un\u2019impressione sbagliata. Porsi la domanda \u2014 questa impressione \u00e8 vera o \u00e8 sbagliata? \u2014 \u00e8 gi\u00e0 un punto di partenza valido. La mia risposta \u00e8 che questa impressione non \u00e8 sbagliata: questo momento storico \u00e8 davvero particolare, \u00e8 una trasformazione fondamentale, quasi un cambiamento di fase nella storia della civilt\u00e0 umana \u2014 e possibilmente anche oltre.<\/p>\n<p><strong>Che cosa significa \u201cpossibilmente anche oltre\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>Significa che le decisioni che prendiamo adesso non influenzano solo le prossime generazioni, come accadeva nelle grandi esplorazioni geografiche. L\u2019imperatore cinese richiam\u00f2 a casa le proprie navi, dieci volte pi\u00f9 grandi di quelle di Colombo, e noi oggi non parliamo cinese perch\u00e9 non siamo stati colonizzati da loro: quelle decisioni hanno influenzato centinaia o migliaia di anni di futuro. Le decisioni che prendiamo oggi vanno oltre: vanno oltre il futuro della Terra stessa, influenzano il futuro del Sistema Solare e potenzialmente del resto dell\u2019universo. La ragione \u00e8 che, grazie allo sviluppo tecnologico raggiunto, stiamo per colonizzare il Sistema Solare, e poi sicuramente non ci fermeremo. Al momento non abbiamo nessuna traccia di altre civilt\u00e0 tecnologiche: se \u00e8 vero che siamo soli, il compito e la responsabilit\u00e0 di risvegliare l\u2019universo \u2014 di trasformare la materia morta in vita, pensiero, ambizione e curiosit\u00e0 \u2014 \u00e8 una responsabilit\u00e0 ancora maggiore. Questo \u00e8 lo schema pi\u00f9 grande, che abbraccia tempo e spazio nelle loro massime estensioni.<\/p>\n<p><strong>Se questo momento \u00e8 cos\u00ec particolare, \u00e8 possibile prendere decisioni in modo oculato, evitando errori potenzialmente fatali? E qual \u00e8 il metodo per farlo?<\/strong><\/p>\n<p>I metodi che abbiamo usato in passato hanno funzionato? Dove s\u00ec, dove no, e come possiamo migliorarli? Da qui il valore della conoscenza, della ricerca scientifica e dell\u2019applicazione di questa ricerca in strumenti, ingegneria e tecnologia che migliorano la vita quotidiana delle persone.<\/p>\n<p>Le persone sono naturalmente curiose \u2014 devono esserlo, per testare ci\u00f2 che le circonda \u2014 ma hanno anche, molto naturalmente e biologicamente, paura dei cambiamenti estremi, perch\u00e9 non hanno la certezza di potervisi adattare. Oggi tante persone temono la tecnologia perch\u00e9 si rendono conto che \u00e8 quella che sta catalizzando cambiamenti molto grandi nel mondo. Cadono per\u00f2 in un estremo: un timore naturale, che attraverso la curiosit\u00e0 potrebbe sfociare nella sperimentazione e nella conoscenza, le porta invece al rifiuto della tecnologia. Si immaginano di non essere in grado di compiere quell\u2019approfondimento, o di non avere accesso agli strumenti per elaborare le implicazioni dei cambiamenti, e quindi immaginano che con il rifiuto della tecnologia possano riguadagnare la stabilit\u00e0 che desiderano \u2014 sia essa relazionale o economica.<\/p>\n<p>Un neolaureato \u2014 o peggio ancora un neodiplomato \u2014 oggi dice: sto per iscrivermi all\u2019universit\u00e0 per studiare per quattro anni cose decise quarant\u2019anni fa, e quando uscir\u00f2 laureato, quanto sar\u00f2 preparato a un mondo che nel frattempo \u00e8 avanzato non di cinque anni, ma dell\u2019equivalente di cinquant\u2019anni in termini di cambiamenti tecnologici? La ricetta del passato \u2014 impegnati a studiare, laureati, e poi troverai lavoro e stabilit\u00e0 economica \u2014 \u00e8 oggi un\u2019illusione, e il timore del diplomato che fa questo ragionamento \u00e8 assolutamente ragionevole. Ma la risposta di molti \u2014 non usiamo l\u2019intelligenza artificiale, non abbracciamo il cambiamento, cerchiamo di rallentare \u2014 \u00e8 una risposta illusoria, perch\u00e9 presume di poter realizzare il ritorno alla stabilit\u00e0 precedente. Non \u00e8 cos\u00ec: non lo \u00e8 tecnologicamente e non lo \u00e8 economicamente. Nel mondo dell\u2019economia globale e della competizione, una nazione che scelga di rallentare si riduce alla povert\u00e0, invece di riguadagnare la stabilit\u00e0 del passato.<\/p>\n<p>A mio avviso \u00e8 molto importante convincere il numero maggiore possibile di persone che non sono impotenti rispetto ai cambiamenti tecnologici. Anzi: oggi pi\u00f9 che mai le barriere all\u2019ingresso per sperimentare e comprendere che cosa sta succedendo sono bassissime. Un esempio semplice che non molti colgono: tutti amiamo lamentarci delle diseguaglianze, di quanto \u00e8 ingiusto che i miliardari abbiano i loro miliardi, illudendoci che se li togliessimo a loro li avremmo noi. Ma per capire quanto in realt\u00e0 siamo uguali nelle opportunit\u00e0 basta rendersi conto che i miliardari non hanno uno smartphone migliore di chiunque altro. La base di opportunit\u00e0 che possedere uno smartphone oggi rappresenta \u00e8 uguale per tutti: la differenza non \u00e8 nella quantit\u00e0 di soldi, \u00e8 nell\u2019immaginazione di come utilizzare gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 un punto di vista molto ottimista.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un misto di scelta e di predisposizione. Ma il mio richiamo \u00e8 a cercare di essere pi\u00f9 ottimisti, perch\u00e9 l\u2019ottimista, quando ha ragione, \u00e8 meglio per tutti; mentre il pessimista, quando ha ragione, \u00e8 peggio per tutti. Quindi, se vogliamo avere ragione, tanto vale essere ottimisti. \u00c8 anche un po\u2019 una profezia che si autoavvera: se sono ottimista e penso di poter correre dei rischi per raggiungere un obiettivo, e ho ragione, quei rischi avranno generato dei ritorni e ne sar\u00e0 valsa la pena. Se sono pessimista e dico \u201cnon ci provo neanche, tanto non ci riesco\u201d, avr\u00f2 altrettanto ragione \u2014 e non avr\u00f2 combinato niente.<\/p>\n<p>Questo atteggiamento di agire, di disegnare un futuro che vogliamo realizzare, \u00e8 reso possibile oggi da una parte dalla tecnologia, che permette alle idee di viaggiare a velocit\u00e0 enorme e alle idee migliori di attrarre attenzione ed entusiasmo da parte di altri che vogliono aggregarvisi; ma \u00e8 reso possibile anche dall\u2019evoluzione del contratto sociale. Invece di finire, come nel Medioevo, nella prigione dei debitori, una persona che corre dei rischi imprenditoriali e non ce la fa pu\u00f2 comunque sentirsi parte integrante della societ\u00e0: non viene espulsa, punita o maledetta. In certi posti, come la Silicon Valley, ci si rende conto che il fallimento di un progetto \u00e8 un processo naturale nella ricerca di ci\u00f2 che poi effettivamente funziona. Google non \u00e8 stato il primo motore di ricerca, Facebook non \u00e8 stato il primo social network: tante realt\u00e0 si sono manifestate attraverso una sperimentazione che era necessaria e naturale.<\/p>\n<p><strong>Che cos\u2019\u00e8 quindi la \u201csingolarit\u00e0 tecnologica\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>La singolarit\u00e0 tecnologica e la particolarit\u00e0 del cambiamento che viviamo oggi derivano dallo sviluppo della potenza dei nostri computer e degli algoritmi che vi girano, in particolari applicazioni che chiamiamo di intelligenza artificiale. E le applicazioni di intelligenza artificiale non sono uguali alle altre, perch\u00e9 promettono non solo di essere avanzate, ma di avere una capacit\u00e0 di automiglioramento. Le faccio un esempio concreto: la registrazione audio di questa nostra conversazione non \u00e8 una mera registrazione \u2014 viene trascritta dall\u2019intelligenza artificiale in tempo reale. La sbobinatura che i giornalisti facevano a fatica dieci o vent\u2019anni fa oggi \u00e8 automatica, istantanea e di altissima affidabilit\u00e0. \u00c8 una prestazione straordinaria, e come questa ce ne sono altre in tantissimi campi. Ma il punto a cui stiamo per arrivare \u00e8 un altro: non solo possiamo usare la bravura dei programmatori per realizzare queste applicazioni \u2014 le applicazioni stesse saranno in grado di realizzare le proprie versioni future. Questo processo di miglioramento ricorsivo, che stiamo per raggiungere letteralmente in questi mesi, rappresenta quel cambiamento di fase dirompente che possiamo etichettare con l\u2019espressione \u201csingolarit\u00e0 tecnologica\u201d.<\/p>\n<p>Attenzione, per\u00f2: la \u201csingolarit\u00e0\u201d qui \u00e8 un\u2019analogia, una mera analogia, che pu\u00f2 anche essere fuorviante. C\u2019\u00e8 chi prende l\u2019analogia fisica \u2014 collegando la singolarit\u00e0 tecnologica alla singolarit\u00e0 all\u2019interno dei buchi neri \u2014 ma non ha particolare utilit\u00e0, soprattutto nella divulgazione, perch\u00e9 spiega una cosa complicata e poco conosciuta con un\u2019altra cosa complicata e poco conosciuta. Se dico a chi non \u00e8 un fisico \u201cla singolarit\u00e0 tecnologica \u00e8 come la singolarit\u00e0 nei buchi neri predetta dalla relativit\u00e0 generale di Einstein\u201d, quella persona annuisce e non ha capito niente \u2014 ed \u00e8 giusto che non abbia capito niente. La ragione vera per cui si chiama cos\u00ec \u00e8 un\u2019altra: rappresenta una barriera, un velo, un cambiamento di fase. Le cose che accadono prima e le cose che accadono dopo sono molto diverse. E la nostra capacit\u00e0 di prevedere ci\u00f2 che accade dopo \u00e8 limitata: i meccanismi del dopo, essendo diversi da quelli del prima, portano un\u2019incertezza maggiore, e quindi \u00e8 ragionevole chiedersi quali regole varranno ancora e quali saranno radicalmente diverse.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le conseguenze, soprattutto sul fronte del lavoro? E a chi giova \u2014 <em>cui prodest<\/em>?<\/strong><\/p>\n<p>Un paio di esempi per dare la misura. Nel XX secolo siamo abituati a una crescita economica media del 2-3% l\u2019anno: quando l\u2019economia cresce meno ce ne lamentiamo, quando cresce di pi\u00f9 \u2014 come in Cina negli ultimi vent\u2019anni \u2014 ce ne meravigliamo. Ma nei mille anni precedenti la media non era quella: era poco pi\u00f9 del 2% ogni decennio. La crescita economica \u00e8 aumentata di dieci volte nel XX secolo rispetto al millennio precedente. Ora ci sono proiezioni che, attraverso l\u2019impatto dell\u2019intelligenza artificiale sulla societ\u00e0, si aspettano una crescita economica di molto superiore, fino a oltre il 100% all\u2019anno: un\u2019economia che raddoppia ogni anno.<\/p>\n<p>Una crescita di questo ordine non \u00e8 semplicemente \u201cpi\u00f9 della stessa cosa\u201d: comprime in pochi anni trasformazioni che storicamente hanno richiesto generazioni. Sul fronte del lavoro il rischio reale non \u00e8 \u201cla fine del lavoro\u201d, ma il disallineamento: ci si forma su programmi pensati per un mondo statico e ci si ritrova in un mondo che avanza di cinquant\u2019anni in cinque. Le mansioni che oggi definiscono un mestiere vengono automatizzate, ma se ne aprono di nuove pi\u00f9 rapidamente di quanto riusciamo a dar loro un nome. La risposta non \u00e8 proteggersi o rifiutare, ma impegnarsi: mettere le mani sulle tecnologie, sperimentarle, restare in apprendimento continuo. E qui sta anche la risposta al <em>cui prodest<\/em>. Il fattore che fa la differenza non \u00e8 il capitale \u2014 un miliardario non ha uno smartphone migliore del nostro \u2014 ma l\u2019immaginazione con cui si usano strumenti a cui, per la prima volta nella storia, quasi tutti hanno accesso. La crescita pu\u00f2 andare a beneficio di molti, ma non automaticamente: a chi giovi dipende dalle scelte, anche politiche, che facciamo adesso, da come distribuiamo i guadagni di produttivit\u00e0 e da come governiamo la transizione. Rifiutare la tecnologia \u00e8 l\u2019unico modo per perdere con certezza; parteciparvi \u00e8 la condizione, non la garanzia, perch\u00e9 il beneficio sia diffuso.<\/p>\n<p><strong>Anche per l\u2019Italia le previsioni saranno di grande crescita economica?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Italia era una nazione poverissima all\u2019inizio del XX secolo e oggi non \u00e8 una nazione povera. Le piace piangersi addosso, le piace pretendere di valere poco \u2014 ma ci sono milioni di persone che cercano di immigrare in Italia, e quella \u00e8 una misura concreta del fatto che \u00e8 una destinazione desiderabile. Da ottimista, immagino che l\u2019Italia non sceglier\u00e0 di uscire da questo meccanismo. Una nazione industriale come l\u2019Italia dovrebbe praticamente commettere un suicidio economico per forzarsi a non essere parte di questo cambiamento: dovrebbe dichiarare un\u2019autarchia isolata dal resto del mondo, cosa che oggi fa solo la Corea del Nord. Se invece continua a far parte dell\u2019economia mondiale, verr\u00e0 naturalmente a beneficiare dei cambiamenti in arrivo. Poi, che questo aumento della produttivit\u00e0 sia del 100% o del 50% all\u2019anno, poco importa: si tratta di un nuovo paradigma economico reso possibile dai cambiamenti tecnologici, tanto diverso \u2014 e pi\u00f9 \u2014 quanto \u00e8 diverso il Medioevo del 1200 rispetto al XX secolo. Solo che, invece di accadere nell\u2019arco di ottocento anni, accade nell\u2019arco di cinque.<\/p>\n<p><strong>Cosa accadr\u00e0 in concreto nei prossimi anni nella vita delle persone?<\/strong><\/p>\n<p>Per proiettarlo, vale la pena ricordare quanto \u00e8 gi\u00e0 cambiato. Negli anni Venti, se uno prendeva la nave dall\u2019Italia e andava in America, era per sempre: se gli andava bene mandava una lettera, che arrivava dopo qualche mese; chi la riceveva sapeva leggere s\u00ec e no; qualche mese dopo arrivava la risposta. Negli anni Cinquanta e Sessanta cominciavano le telefonate intercontinentali: dieci minuti potevano costare una settimana di stipendio. Oggi parliamo per ore con chiunque nel mondo senza costi aggiuntivi. Questi sono cambiamenti gi\u00e0 avvenuti \u2014 e quelli in arrivo saranno altrettanto radicali.<\/p>\n<p>Ci saranno cure per malattie oggi incurabili: l\u2019Alzheimer, il diabete. \u00c8 uscito pochi giorni fa un risultato scientifico incredibile: una singola iniezione che porta alla remissione completa del cancro al pancreas, uno dei tumori pi\u00f9 letali, con una sopravvivenza mediana di pochi mesi dalla diagnosi \u2014 una condanna a morte letterale. Oggi \u00e8 in fase di sperimentazione una cura completa, con una singola iniezione, con remissione totale. Abbiamo davvero la possibilit\u00e0 di affrontare con successo, una dopo l\u2019altra, le cause di morte che caratterizzavano la condizione umana \u2014 e quindi questa condizione cambier\u00e0, anche nel modo in cui percepiamo la possibilit\u00e0 di progettare una vita sana pi\u00f9 lunga di decenni.<\/p>\n<p>Un\u2019altra ragione per cui la condizione umana cambier\u00e0 radicalmente \u00e8 che \u2014 inizialmente pochi, poi un numero sempre maggiore di persone \u2014 si sceglier\u00e0 volontariamente un\u2019interfaccia con i computer e con le intelligenze artificiali molto migliore di quella attuale. Oggi usiamo ChatGPT con la tastiera o a voce, ma il tasso di scambio delle informazioni \u00e8 basso: noi umani da una parte e le AI dall\u2019altra stiamo scalpitando per capirci meglio, a velocit\u00e0 maggiore, pi\u00f9 a fondo. Si stanno realizzando interfacce cervello-computer che oggi cominciano ad aiutare le persone colpite da gravi malattie: per prime le persone affette da SLA, completamente paralizzate, che possono muovere solo gli occhi ma sono perfettamente coscienti dentro il loro corpo. Oggi vengono impiantate interfacce che permettono loro di usare il computer, di comporre col pensiero frasi che il computer pronuncia con la loro voce, sintetizzata dall\u2019analisi di registrazioni passate, rientrando in contatto con i familiari. E queste interfacce sono solo l\u2019inizio: dall\u2019aiutare le persone con disabilit\u00e0 si diffonderanno alle persone che vorranno utilizzarle per aumentare i gradi di libert\u00e0 con cui disegnano la propria vita. Le persone meno entusiaste, meno propense alla novit\u00e0, lo vedranno come qualcosa di difficile da accettare.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i tempi di questo cambiamento di fase?<\/strong><\/p>\n<p>Le sperimentazioni sulle persone con disabilit\u00e0 stanno gi\u00e0 avvenendo adesso. Per il passaggio ulteriore \u00e8 in parte una questione di regolamentazione \u2014 di quando verr\u00e0 permesso \u2014 e poi gli avventurosi che dicono \u201cio lo provo subito\u201d ci saranno al volo. Io stesso, in maniera molto scenografica ma con niente a che vedere con ci\u00f2 che \u00e8 possibile fare oggi, quasi quindici anni fa ho impiantato un chip nella mano che mi permette di comunicare con i computer dove c\u2019\u00e8 la predisposizione: aprire porte, usare fotocopiatrici, scambiare informazioni di contatto, pagare il caff\u00e8. \u00c8 un piccolo chicco di riso che si sente sotto la pelle, quando qualcuno vuole verificare che ci sia davvero qualcosa. Quando ne parlo alle conferenze, una gran parte delle persone \u00e8 curiosa, ma un\u2019altra parte importante \u00e8 completamente inorridita.<\/p>\n<p>Per rispondere alla domanda su quando si diffonder\u00e0: entro cinque anni i primi avventurosi potranno farlo, ed entro dieci anni sar\u00e0 qualcosa per cui molte persone si chiederanno non solo se farlo, ma come fare a farne a meno \u2014 un po\u2019 come oggi sono poche le persone che possono permettersi di non avere un cellulare. Questa interfaccia di tipo nuovo con le intelligenze artificiali, insieme ai miglioramenti biologici, della medicina e della qualit\u00e0 della vita in un corpo che si mantiene giovane, attivo ed energico per decenni, sar\u00e0 la base di quello che, guardando indietro, ci far\u00e0 dire: \u00e8 stato giusto chiamare quel periodo di transizione \u201csingolarit\u00e0 tecnologica\u201d, perch\u00e9 oggi viviamo in un mondo molto, molto diverso.<\/p>\n<p><strong>Lei, con questo chip nella mano, riesce a fare che cosa?<\/strong><\/p>\n<p>Dipende da che cosa c\u2019\u00e8 nell\u2019ambiente. Un po\u2019 come nel bellissimo romanzo di Mark Twain, <em>Un americano alla corte di re Art\u00f9<\/em>: il protagonista torna indietro nel tempo e deve reinventare tutto. Se avessi un cellulare senza le torri dell\u2019infrastruttura che permettono le chiamate, me ne farei poco \u2014 e anche il chip ha bisogno di un ambiente attrezzato. A Stoccolma, in particolare, c\u2019\u00e8 un edificio chiamato Epicenter completamente attrezzato per essere usato attraverso il chip: la fotocopiatrice, lo scambio dei dati di contatto, pagare il caff\u00e8, aprire le porte. Ma posso usarlo anche a casa mia; semplicemente, per pagare al bar \u00e8 pi\u00f9 comodo il telefono. Quando l\u2019ho impiantato, quindici anni fa, era qualcosa di molto esotico \u2014 ma la tecnologia \u00e8 la stessa dei pagamenti contactless che allora i telefoni non avevano e che oggi usiamo tutti. Non importa la forma che prende: quello che importa \u00e8 la funzione che eroga, il beneficio che d\u00e0. \u00c8 per questo che l\u2019analogia \u00e8 utile: gli impianti di interfaccia cervello-computer che oggi hanno in pochi, migliorandosi e diventando sempre pi\u00f9 agevoli e ricchi di funzionalit\u00e0, saranno adottati da miliardi di persone.<\/p>\n<p><strong>Veniamo a quella che viene chiamata \u201cuniversit\u00e0 della singolarit\u00e0\u201d. In Italia in che forma esiste?<\/strong><\/p>\n<p>Come non traduciamo \u201cFacebook\u201d in \u201cfaccialibro\u201d, \u00e8 utile tenere l\u2019espressione in inglese: si chiama Singularity University, \u00e8 un nome proprio, non un\u2019espressione da tradurre. Avendo io famiglia e casa in Italia, \u00e8 stato naturale portare prima in Europa e poi in Italia questa iniziativa, che oggi vive attraverso un\u2019organizzazione di ex studenti e simpatizzanti: un\u2019associazione non profit chiamata Axelera, che \u00e8 anche il chapter italiano della Singularity University e organizza incontri di divulgazione. Negli anni abbiamo tenuto pi\u00f9 di una sessantina di incontri per divulgare la conoscenza delle tecnologie esponenziali e del cambiamento radicale che stiamo vedendo nel mondo.<\/p>\n<p><strong>Si parla spesso di un Singularity Summit a Stanford nel 2006, organizzato da Peter Thiel, prima della nascita dell\u2019universit\u00e0 nel 2008. \u00c8 cos\u00ec?<\/strong><\/p>\n<p>Ricostruiamo la sequenza dall\u2019origine, perch\u00e9 \u00e8 importante essere precisi. Il punto di partenza \u00e8 la pubblicazione, presso la NASA, di un articolo scientifico di Vernor Vinge intitolato <em>The Coming Technological Singularity<\/em>, nel 1993: un breve articolo, reperibile online, che articola ci\u00f2 di cui stiamo parlando. Nel 2005 viene pubblicato il libro <em>The Singularity Is Near<\/em> \u2014 <em>La singolarit\u00e0 \u00e8 vicina<\/em>, disponibile in italiano da Apogeo \u2014 scritto da Ray Kurzweil. \u00c8 sulla scia di quel libro che negli anni successivi viene organizzato il Singularity Summit. La prima edizione si tiene alla Stanford University, nel 2006, ed \u00e8 stata organizzata e finanziata da MIRI, il Machine Intelligence Research Institute; MIRI, a sua volta, era finanziato da Peter Thiel. Quindi Thiel ha dato dei soldi perch\u00e9 venisse organizzato, ma non l\u2019ha organizzato lui: il fatto che ci fosse \u00e8, ai fini della Singularity University, irrilevante. In quegli anni, se si chiedeva agli esperti quando sarebbe avvenuto questo cambiamento di fase \u2014 l\u2019intelligenza artificiale in grado di migliorarsi ricorsivamente \u2014 le risposte andavano da \u201ctra trent\u2019anni\u201d a \u201ctra cent\u2019anni\u201d, \u201ctra mille anni\u201d o \u201cmai\u201d: una distribuzione statistica talmente ampia da non avere quasi significato. Non c\u2019era consenso, e per questo era utile una conferenza che cercasse di capire se un consenso si potesse raggiungere.<\/p>\n<p>La Singularity University nasce poi, indipendentemente, nel 2008, fondata da Peter Diamandis e Ray Kurzweil; io ho fatto parte del gruppo che l\u2019ha progettata al centro di ricerche della NASA, e ne sono Advisor e membro della facolt\u00e0. Il nostro obiettivo non era solo scientifico-tecnologico, ma anche catalizzare il pensiero economico e imprenditoriale: preparare una nuova generazione ad approfittare delle opportunit\u00e0 che questi cambiamenti avrebbero comportato. Per essere chiari, dato che le due cose condividono una parola: \u201cSingularity Summit\u201d e \u201cSingularity University\u201d non hanno niente a che vedere l\u2019uno con l\u2019altra, e Peter Thiel non ricorre nella storia, nella pratica o nelle attivit\u00e0 della Singularity University.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 proprio dalla NASA questa grande attenzione, e come \u00e8 nata la collaborazione con Google?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019agenzia spaziale americana \u00e8 sempre stata attenta alle nuove tecnologie, per definizione. Google ha sede dall\u2019altra parte della strada rispetto al centro di ricerche Ames della NASA, e i fondatori di Google avevano gi\u00e0 affittato un paio di piste di atterraggio e decollo per i propri aeroplani: c\u2019era gi\u00e0 una conoscenza reciproca tra Google e NASA. In particolare il direttore del centro di ricerche di allora, Pete Worden, era molto aperto alle collaborazioni esterne, e quindi, quando \u00e8 emersa la possibilit\u00e0 di creare la Singularity University, si \u00e8 volentieri offerto di ospitarla.<\/p>\n<p><strong>Che consiglio darebbe oggi a un giovane studente, per esempio di ingegneria o di fisica?<\/strong><\/p>\n<p>Di sporcarsi le mani nella maniera pi\u00f9 diretta possibile con le tecnologie avanzate, che non hanno barriere all\u2019ingresso o ne hanno pochissime. All\u2019interno delle strutture universitarie, accompagnati dai professori pi\u00f9 effervescenti e aperti alle novit\u00e0 \u2014 ma, se necessario, anche al di fuori. E di rendersi conto che possono costruire un percorso che non deve necessariamente diventare imprenditoriale: non tutti hanno voglia di assumersi il rischio che far partire un\u2019impresa comporta. Un percorso, per\u00f2, che permetta loro di uscire dallo schema banalizzante del curriculum, e di entrare in contatto con opportunit\u00e0 di lavoro attraverso la dimostrazione concreta di quello che sanno fare \u2014 risultando talmente brillanti che le aziende non possano permettersi di non assumerli. Oggi tutti possono mettere in piedi un sito in cui raccontare le proprie passioni e la propria progettualit\u00e0, e al momento della ricerca del lavoro puntare a quello, non al curriculum in formato europeo che riduce tutti a un modulo che non racconta niente delle capacit\u00e0 reali.<\/p>\n<p>E quando dico \u201canche al di fuori\u201d, penso a cose molto concrete. Un ingegnere elettronico pu\u00f2 comprare componenti con cui mettere in piedi progetti da far vedere. Ci sono sempre pi\u00f9 laboratori robotizzati che, con pochi soldi, effettuano gli esperimenti per te: apri il computer, imposti quello che vuoi venga fatto, e dall\u2019altra parte del mondo \u2014 letteralmente \u2014 dei robot spostano gli alambicchi e mescolano i reagenti per darti il risultato. Per l\u2019ingegneria aerospaziale un esempio fantastico sono i nanosatelliti, i cosiddetti CubeSat: satelliti grandi un litro di volume, dieci centimetri di lato, che intere classi liceali progettano e fanno portare in orbita negli anfratti dei razzi, toccando con mano che cosa significa progettare, mettere in orbita, raccogliere ed elaborare segnali. Oppure l\u2019ESA, l\u2019Agenzia Spaziale Europea, che a Roma organizza una scuola estiva con premi in denaro, aperta a chiunque, per l\u2019utilizzo dei dati che mette gratuitamente a disposizione dai propri satelliti di osservazione terrestre \u2014 satelliti che costano miliardi \u2014 per applicazioni in agricoltura, urbanistica e in molti altri campi. Anche l\u00ec \u00e8 solo questione di mettersi in gioco: non ci sono letteralmente barriere per avvicinarsi al campo.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019ultima domanda. Lei avr\u00e0 letto l\u2019enciclica \u201cMagnifica Humanitas\u201d di Papa Leone XIV sull\u2019intelligenza artificiale. Ci sono ambienti vicini a chi ha contribuito alla sua scrittura che sollecitano l\u2019Europa a costituire un centro alternativo alla Singularity University e al suo presunto transumanesimo, puntando invece a una sorta di neo-umanesimo. Che cosa ne pensa? E intanto: \u00e8 corretto, guardando alla Singularity University, parlare di transumanesimo?<\/strong><\/p>\n<p>Sono tre aspetti distinti. Sul primo: io sono stato presidente dell\u2019Associazione Mondiale dei Transumanisti, e Ray Kurzweil \u00e8 un transumanista, quindi all\u2019interno della Singularity University questa corrente sicuramente c\u2019\u00e8. Per\u00f2 sono due cose diverse: la Singularity University guarda molto alle opportunit\u00e0 imprenditoriali che la tecnologia rappresenta, mentre il transumanesimo \u00e8 una corrente filosofica. Si influenzano, ma non sono caratterizzanti l\u2019una per l\u2019altro.<\/p>\n<p>Il secondo aspetto \u00e8 il desiderio \u2014 ragionevole, ma poco sostanziato dai fatti \u2014 dell\u2019Europa di non essere soggetto passivo nei confronti degli americani o addirittura dei cinesi in questa rivoluzione dell\u2019intelligenza artificiale, e quindi di realizzare una sovranit\u00e0 autonoma. Ma le premesse semplicemente non ci sono, perch\u00e9 gli investimenti necessari sono di due o tre ordini di grandezza maggiori di quanto l\u2019Europa sta mettendo in gioco. Senza quegli investimenti, principalmente in energia e data center, \u00e8 illusorio parlare di sovranit\u00e0 autonoma dell\u2019Europa nell\u2019intelligenza artificiale. Quando il principale paese industriale d\u2019Europa, la Germania, sceglie autonomamente la povert\u00e0 energetica spegnendo le proprie centrali nucleari, per poi sorprendersi di dipendere dalle importazioni di gas russo, \u00e8 evidente che non pu\u00f2 puntare a raddoppiare o pi\u00f9 gli investimenti in energia di cui i data center per l\u2019AI hanno bisogno. L\u2019unica nazione europea che pu\u00f2 pensare di farlo \u00e8 la Francia, proprio in ragione della propria autonomia energetica \u2014 e non a caso uno dei laboratori di intelligenza artificiale pi\u00f9 importanti anche a livello mondiale \u00e8 francese: non italiano, non tedesco, non olandese. Ma comunque siamo ancora lontani dal poter dare corpo a questo desiderio di sovranit\u00e0 autonoma.<\/p>\n<p>Il terzo aspetto \u00e8 l\u2019enciclica papale, che \u2014 senza entrare troppo nel merito \u2014 io trovo un po\u2019 paradossale: richiama a non affidarci a un\u2019unica fonte morale, puntando il dito contro l\u2019intelligenza artificiale, dopo aver preteso per duemila anni di essere l\u2019unica fonte morale. Mi sembra un perfetto esempio in cui si pu\u00f2 dire: da che pulpito. So che il Papa ha consultato diversi esperti, e uno di loro \u00e8 uno dei fondatori di Anthropic \u2014 e meno male. Ma la Chiesa rischia di rifare l\u2019errore commesso con Galileo: condannando il cambiamento, il progresso, la conoscenza scientifica e tecnologica, ci ha messo cinquecento anni per rendersi conto del proprio errore e chiedere ufficialmente scusa per la condanna di Galileo \u2014 per fortuna senza averlo bruciato, come Giordano Bruno. Se la Chiesa insiste nella condanna della tecnologia e del progresso anche nel caso dell\u2019intelligenza artificiale, si trover\u00e0 magari nella stessa condizione di errore galileiano, e dovr\u00e0 chiedere scusa per non aver compreso i benefici che questa porter\u00e0 all\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Intervista di Roberta Lanzara, pubblicata originariamente da <a href=\"https:\/\/www.adnkronos.com\/politica\/sviluppo-tecnologico-quale-trasformazione-stiamo-vivendo-oggi-cosa-centra-la-singularity-university-risponde-david-orban_57T3AVMRtY2zsD8LfodXMb\">Adnkronos<\/a> il 15 giugno 2026.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roberta Lanzara mi ha intervistato per Adnkronos sulla trasformazione tecnologica che stiamo vivendo e sulla Singularity University. L\u2019articolo dell\u2019agenzia, con il taglio e la cornice redazionale della testata, lo trovate qui: leggilo su Adnkronos. 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