L’innovazione della Blockchain — 2024 di Radio24

In una chiacchierata con 2024 Enrico Paglierini ed io abbiamo affrontato alcuni dei temi riguardanti la Blockchain e le innovazioni che contribuiranno a rendere questa tecnologia globale, come lo è Internet oggi. Queste innovazioni cambieranno il mondo e abbiamo la responsabilità di capirle. Dobbiamo sporcarci le mani fin da ora, sperimentando e implementando, per poter cavalcare le ondate di cambiamento che ci attendono.


Enrico: Siete all’ascolto di radio24, questo è 2024. Adesso con noi, nei nostri studi, è tornato a trovarci David Orban. David, ben tornato a 2024.

David: Grazie, Enrico.

Enrico: Tu, David, tra le tante cose di cui ti occupi sei managing partner di Network Society Ventures. L’ultimo posto da cui sei tornato nei tuoi mille viaggi all’anno?

David: Sono stato a Malta, dove una piccolissima nazione è stata in grado di formulare una regolamentazione particolarmente all’avanguardia e dinamica per accogliere progetti blockchain. Le cosiddette ICO, Initial Coin Offering, e siccome diverse aziende in cui ho investito hanno portato la propria sede a Malta per approfittare di questa regolamentazione, allora l’ho visitata anch’io.

Enrico: Quindi sei stato vicino agli ultimi viaggi che hai fatto. Allora, a proposito di ICO—adesso rispieghiamo di cosa stiamo parlando—mi ha particolarmente stupito, continua a stupirmi in queste ultime settimane, anche se è un anno che ci stanno lavorando, un gruppo di persone che ha realizzato—io dico per semplificare, poi tu spiegherai meglio—una criptomoneta chiamata EOS e hanno raccolto 4 miliardi di dollari, che è una cifra impressionante, è il record assoluto degli ICO. Allora, ricordiamo che ICO significa Initial Coin Offering, cioè io creo dal nulla elettronicamente una, io dico criptomoneta, in realtà potrebbe non essere solo una criptomoneta, giusto?

David: Blockchain è nata quasi dieci anni fa e la sua prima implementazione è stata Bitcoin. Bitcoin è una criptomoneta, nel senso che ci sono esercizi indipendenti fra di loro che accettano Bitcoin in pagamento contro prodotti e servizi che offrono.

Enrico: Benissimo e poi ci sono anche quelli che dicono che non è una moneta, ma un bene e rifugio un po’ come l’oro, ma non entriamo in questo dibattito.

David: Allora, se io vengo e pago qualcosa, il caffè, con oro, il barista probabilmente mi guarda male, non desidera la scomodità di accettarlo. La ragione per cui molti preferiscono tenere Bitcoin invece di spenderlo è perché immaginano che in futuro il suo tasso di cambio nei confronti dell’Euro aumenterà e quindi dicono, perché dovrei spenderlo? Un’altra ragione è perché nella maturazione della rete degli inter scambi mondiale che ha una sua tecnologia molto promettente, ma che è ancora in evoluzione, i costi di trasmissione fluttuano e questi stessi costi relativamente alla rete di Bitcoin per un certo tempo sono diventati alti abbastanza perché fare spese piccole non convenisse più. Rischiavo di pagare di più in costi di trasmissione che non il costo del caffè. L’unità della rete della blockchain di EOS è un’unità che probabilmente non avrà la mira di diventare un mezzo di pagamento di prodotti e servizi tra parti indipendenti, ha la mira di diventare una piattaforma per la realizzazione di applicazioni decentralizzate distribuite, un po’ come anche la blockchain di Ethereum e sopra sia Ethereum che EOS si possono definire delle unità di un modello d’impresa di un Business Model che vengono chiamati Token Crittografici e questi token sono un po’ come degli elementi dinamici di una fattura tra un fornitore e un cliente non solo riga per riga, nei dettagli più intimi, ma effettivamente entrano in quello che è il cuore del modello d’impresa.

Enrico: Adesso ci fermiamo per pochi secondi, questo è 2024, siete all’ascolto di radio24, riprendiamo tra poco.


Enrico: Siamo con David Orban, che ha citato poco fa che una cosa che magari ai più ha destato forse nella migliore delle ipotesi curiosità, in alcuni casi preoccupazione, in altri casi confusione, perché ha citato i Token Crittografici e uno potrebbe dire, ma di che cosa stiamo parlando? In effetti ci stiamo inoltrando in un bosco inesplorato quando parliamo di blockchain e di tante cose che stanno, che sono state o si stanno costruendo sulla blockchain, i Token Crittografici sono una di queste cose, di questi concetti e una cosa che tu dici spesso, David—è con noi David Orban che è managing partner di Network Society Ventures—una cosa che dici spesso, David, è che dobbiamo cercare di comprendere quanto ancora agli inizi siamo di un mondo inesplorato, un po’ come tanti anni fa lo eravamo di fronte alla rete internet. Tu prima facevi l’esempio del ristorante, io stasera voglio andare al ristorante e una cosa era pensare questo dieci quindici vent’anni fa, una cosa è oggi.

David: In effetti internet oggi lo viviamo quotidianamente e siamo abituatissimi ad approfittare delle sue funzionalità, ma non è sempre stato così. Se io con una chiacchierata con te o altre persone magari più scettiche sulla tecnologia parlavo entusiasta vent’anni fa di quanto internet possa promettere e dicevo dall’alto di questo mio entusiasmo “guarda che ogni ristorante, ogni pizzeria, avrà un sito web” giustamente mi avreste riso in faccia, mi avreste detto non solo è ridicolo, è proprio inutile, perché dovrebbero averlo? Ma oggi se io voglio andare al ristorante stasera, non mi affiderò al caso, non mi affiderò alle pagine gialle, mi affiderò al mio smartphone, aprendo Google maps o Trip Advisor o Yelp o altri strumenti simili di raccomandazione, sceglierò il ristorante e questo cosa significa? Significa che se dietro l’angolo c’è il mio ristorante ideale che mi offre i piatti migliori, se questo ristorante non è su internet, per me è invisibile. Significa che io vedo il mondo attraverso la realtà aumentata rappresentata dal mio cellulare ed è questa la trasformazione che nell’arco dei vent’anni è avvenuta. Noi siamo agli inizi di una simile trasformazione del modo in cui facciamo impresa e ci saranno nuove parole, un po’ come siti web, Google maps, Yelp o Trip Advisor sono entrati nel linguaggio comune, blockchain, criptomonete, token crittografici, tokenizzazione entreranno nel linguaggio comune e tra vent’anni, se tu fai andare una nuova impresa e questa non sarà basata sulla blockchain o sui token, sarai al fuori dall’ecosistema economico come oggi è invisibile un ristorante che non è sul web.

Enrico: Allora, a proposito di – perché anche su questo volevo ragionare con te – la tokenizzazione della società, da quello che capisco io, da quello che capiscono molti, avere un token crittografico collegato ad una nuova criptomoneta come può essere EOS, questi che hanno raccolto 4 miliardi che è una cosa che mi frulla sempre in testa, significa essere azionisti di qualcosa, avere la tessera di un club?

David: Può significare anche quello. Innanzitutto già queste due cose non sono uguali, perché essere azionisti di un’impresa ti da certi diritti di partecipazione agli utili, di voto alle riunioni degli azionisti e così avanti. Mente essere membro di un club ha diritti molto diversi e questo se vuoi è il fulcro della cosa, perché i token crittografici sono ricchissimi di funzionalità e cercare di incasellarli all’interno di una comoda scatola di riferimento che appartiene al passato, può essere una falsa analogia e pericolosamente riduttivo. E quello che sta facendo la Securities Exchange Commission in America che sui suoi blog, senza neanche rilasciare regolamentazione chiara, concisa e facile da seguire, ma semplicemente all’interno di conferenze o dichiarazioni astratte, a priori condanna già le iniziative di tantissimi imprenditori che vogliono innovare, prendendo ognuna delle nuove caratteristiche di questi strumenti e quindi ci sono token crittografici che sono simili alle azioni, ci sono token crittografici che sono simili ad una moneta, ci sono quelli che sono simili come hai detto ad essere membri di un club, ma ci sono quelli che hanno caratteristiche radicalmente nuove che hanno bisogno di essere digerite sia dalle persone che ci ascoltano, dagli imprenditori che li usano, ma anche dai regolatori che non devono avere paura dell’innovazione.

Enrico: David, possiamo fare, anzi, facciamo un esempio concreto di come potrebbe funzionare, non so se già oggi è possibile o fra quanto tempo sarà possibile, come potrebbe funzionare una azienda o come un’azienda potrebbe approfittare di questa economia basata sui token.

David: La blockchain che è la tecnologia che è alla base dei token è già una realtà. In effetti c’è un consorzio di banche, che si chiama R3, che sta utilizzando blockchain per le trasmissioni interbancarie e uno dei token più popolare e più controverso è quello di Ripple XRP è alla base di un sistema di trasmissione interbancaria alternativa al sistema Swift universalmente utilizzato.

Enrico: Okay. Ricordiamo che R3 è un consorzio di banche. Tra l’altro ci sono anche delle banche italiane, anche l’ABI ha aderito alla tecnologia utilizzata da R3, però stiamo parlando di una sperimentazione, ancora.

David: Si, certamente una sperimentazione che però è destinata ad essere adottata e per quanto riguarda Ripple non è più una sperimentazione ma effettivamente vengono trasmessi transazioni bancarie, interbancarie, attraverso il sistema di Ripple. Quindi la blockchain è già una realtà oggi ed è una realtà che dal mondo dei pagamenti di Bitcoin o delle riserve di valore di Bitcoin da quella che è una sperimentazione di un mondo finanziario, sta entrando anche nel mondo delle aziende. Ne parlavo qualche tempo fa con Pietro Sella, amministrazione a capo del gruppo Sella e di banca Sella, che già negli anni 90 era all’avanguardia di quelli che erano allora i pagamenti elettronici.

Enrico: Si, sono sempre stati molto avanti nell’adozione di tecnologia.

David: E sono stati addirittura, negli anni 60, i primi ad adottare dei main frame per la gestione dei loro conti e mi raccontava Pietro come questa inorridiva i loro correntisti perché ritenevano che fosse una cosa troppo avanti. Ebbene, oggi Pietro mi racconta che loro stanno pensando come adottare il blockchain per il cosiddetto Supply Chain Financing.

Enrico: Molto interessante, molto bello, spieghiamo cosa significa e come potrebbe essere implementato.

David: Se io oggi vado in banca e chiedo il prestito per l’implementazione di una nuova linea di produzione, la verifica del rischio avviene attraverso i miei tre anni precedenti di bilancio, dopo di ché la banca mi dà un tasso per il finanziamento, nel caso venga approvato e poi incrocia la vita e per i prossimi dieci anni mi richiede di portargli ancora i bilanci per vedere come sta andando e questi bilanci avvengono un anno e sei mesi dopo che io ho lavorato e hanno certo tutta l’affidabilità che hanno, però comunque è una granularità estremamente grossolana. Allora tu puoi immaginare invece con l’incrocio di internet degli oggetti e blockchain una linea di produzione che è in grado di comunicare con la banca in tempo reale e sapere e far sapere in modo autenticato impossibile da contraffare se la linea di produzione sta lavorando, se da una parte le materie prime vengono caricate, dall’altra parte escono i prodotti finiti, se gli ordini dei clienti vengono ricevuti, se i fornitori vengono pagati e essendo disponibili e inalterabili questi dati sulla blockchain, la banca è in grado di misurare il rischio in tempo reale e adeguare il tasso d’interesse in modo altrettanto dinamico e quindi erogare dinamicamente il prestito corrispondente con un suo margine che si può permettere essere molto più basso e questo, quindi, può essere un vantaggio enorme per le imprese, enorme per il sistema bancario, tutto grazie all’incrocio tra internet degli oggetti e blockchain.

Enrico: Questo è estremamente interessante, tra l’altro non stiamo parlando di cose complicatissime, stiamo parlando di implementazioni che si possono fare, ragionevolmente si possono fare. Tutto questo potrebbe avvenire in modo automatico.

David: Allora, noi giustamente viviamo in un modo che è sempre più complesso e non c’è verso che siano sempre gli esseri umani a fare un controllo incrociato istantaneo di quello che avviene. Già oggi noi deleghiamo, figurati, qualcosa di come è importante, come i nostri stati emotivi, alle playlist automatiche delle Spotify e se facciamo qualcosa di così intimo delegato alle macchine, figurati perché non dovremmo delegare anche il funzionamento di alcune cose delle nostre aziende alle macchine. Questo è il concetto di DAO – Decentralized Autonomous Organization.

Enrico: Si, andiamoci per gradi. Prima di arrivare alle organizzazioni che vivono da sole, cioè aziende che potrebbero avere una propria autonomia basata su intelligenza artificiale, intendo che nella catena di produzione che tu prima hai descritto collegata con la banca, questo controllo del se avviene, come avviene la produzione e l’erogazione del credito o l’aggiornamento del tasso al quale la banca eroga denaro, potrebbe avvenire in maniera automatica, senza dei controlli umani.

David: Assolutamente. Magari c’è una supervisione, una responsabilità umana in fondo alla catena decisionale comunque, però non solo può, non può che essere autonomo, proprio perché la frequenza dei dati, la granularità, l’intensità di questa conversazione tra macchine necessita una loro autonomia.

Enrico: Ecco, se invece vogliamo fare un passo ulteriore, sempre all’interno di questa economia che potrebbe essere basata su blockchain e anche su token, le due cose non sono necessariamente la stessa cosa, sono due cose diverse, tu hai citato questo concetto bellissimo, anche molto complesso da comprendere, un po’ come pensare all’universo infinito, ecco, quando si pensa all’infinito uno va un po’ fuori di testa. Ecco, io quando penso a DAO, Decentralized Autonomous Organization, cioè organizzazioni autonome decentralizzate, che potrebbero essere aziende di due tipi, forse, le prime che lavorano solo su assi intangibili – che ne so, un’azienda che eroga servizi di fatturazione elettronica, altre addirittura che sono aziende manifatturiere: ecco, qua entriamo in un territorio inesplorato, cioè, esplorato ma difficile.

David: È una trasformazione che è già in atto ed è avvenuta a partire dagli anni novanta, quando abbiamo cominciato a spingere sulla manifattura Just In Time. Nel campo dell’informatica, per esempio, era DEL, un produttore di personal computer che si vantava di avere pezzi a disposizione per solo poche ore di produzione. Il suo magazzino era in grado di ordinare ai fornitori i pezzi che servivano in modo molto dinamico ed era responsabilità dei fornitori a poter evadere gli ordini in modo altrettanto rapido ed affidabile. Questa produzione Just In Time richiede una integrazione tra clienti e fornitori che non può dipendere da fax o firme o qualcuno che è in ferie, allora per 30 giorni l’ordine non viene evaso, no? Deve essere per forza qualcosa che è delegato alla decisione automatica delle macchine, che del resto possono benissimo essere ordinate di fare una richiesta ad un fornitore se il pezzo sta per mancare, perché non dovrebbero farlo? Non c’è bisogno dell’intelligenza umana per fare quella decisione. Quali sono i limiti di quello che possiamo organizzare in questo senso, costruendo relazioni complesse cliente-fornitore, all’interno e tra le aziende, questo lo stiamo scoprendo man mano. Infatti, in modo proprio da tragedia greca, il primo importante esperimento di organizzazione autonoma decentralizzata, che in modo un po’ pleonastico The DAO, è fallito perché questo era guidato da una serie di programmi, cosiddetti Smart Contract, che erano bacati e un’hacker è riuscito istantaneamente a prendere, dei centocinquanta milioni di dollari che erano stati investiti nell’operazione, cinquanta milioni e la cosa si è rivelata appunto molto fragile, ma questo non significa che il concetto si sia fermato e la nostra capacità di scrivere, verificare, aggiornare Smart Contract, quindi programmi che abbiano una implicazione economica perché operano sulla blockchain trasferendo token, che hanno a loro volta un valore, da un borsello elettronico all’altro, da un’azienda all’altra, da un fornitore ad un cliente, senza intervento umano. Questa capacità sta migliorando costantemente e quelle aziende che approfitteranno di questa infrastruttura sempre più robusta, avranno una capacità competitiva dirompente e cambieranno il modo in cui noi percepiamo le frontiere tra cliente, fornitore, associazioni di aziende. Diventerà qualcosa di molto più fluido. Ray Noorda, il fondatore di Novell, un’azienda di reti informatiche degli anni 80 e 90, leader a quel tempo, aveva coniato la parola co-opetizione, co-opetition. Lui diceva: “Io non lavoro con concorrenti, le mie controparti al massimo sono degli amici-nemici, dei co-opetitori”.

Enrico: In questo concetto di organizzazione decentralizzata autonoma, significa che ci potrebbero essere, che ci saranno proprio delle aziende senza umani?

David: Ma, noi abbiamo già adesso, magazzini, per esempio, senza umani. I magazzini che sono al buio e freddi e che sono in grado di lavorare con dei robot in modo molto chiaro.

Enrico: Certo, però c’è un consiglio da amministrazione che puoi decidere se quel magazzino deve fare…

David: Ma certo, perché noi dobbiamo pensare che il cambiamento dirompente deve toccare solo gli operai? Gli amministratori delegati, i consiglieri di amministrazione, sono altrettanto in pericolo di essere automatizzati quanto lo sono gli operai, i quadri intermedi o i dirigenti. Perché? Perché noi dobbiamo capire che la creatività e la dinamicità della nostra umanità e il valore più grande non è quello di ordinare a qualcuno cosa deve fare, quello lo devono fare i computer e i robot e chiunque che voglia solo passivamente ordinare agli altri o voglia passivamente eseguire degli ordini sarà sostituito da dei computer e come mettere i pezzi insieme? Come costruire organizzazioni sempre più complesse che facciano di più, cose inimmaginabili prima, quelle saranno le caratteristiche dei leader aziendali di domani che però devono poter cavalcare le ondate che arrivano di cambiamento, un po’ come i surfisti non si possono permettere di aspettare che arrivi la cresta dell’onda prima di cominciare a nuotare rapidamente, così le aziende e quelli che vogliono essere leader delle aziende di oggi non possono aspettare che blockchain diventino la cresta dell’onda, devono cominciare a pedalare adesso per capire, sperimentare, implementare, sporcarsi le mani, fare qualche errore all’interno della propria azienda selezionando quelle persone che sono curiose, che sono appassionate e che devono essere protette perché troppo spesso questo tipo di avventura nelle aziende viene punito da un sistema immunitario che espelle quelli che sono troppo avanti e che prendono dei rischi che non devono essere presi in base alla linea del partito rappresentato dai segmenti meno avventurosi dell’azienda.

Enrico: David, grazie per essere stato con noi. A presto. Buon lavoro e buon viaggio.

David: Grazie a te.

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