
Il 16 giugno sono stato ospite come relatore all’ISIA di Firenze. Prima che arrivasse l’invito, non ne avevo mai sentito parlare. È un po’ imbarazzante, perché l’ISIA, l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, forma designer dal 1975 come parte del sistema italiano di istruzione superiore pubblica. È esattamente il tipo di istituzione che il mondo dovrebbe conoscere e che per lo più ignora.

Il mio percorso fin lì è iniziato a Trieste, dove Barbara Franchin della Fondazione ITS mi aveva invitato a un evento altrettanto delizioso l’anno scorso. Un bell’incontro ne ha portato un altro, e questa è già una piccola lezione: la cultura del design italiana è una rete di persone appassionate che, in silenzio, fanno un lavoro di livello mondiale, spesso lontano dai riflettori.

Conosciamo tutti i grandi nomi. La moda e il design industriale italiani sono riconosciuti ovunque come punti di riferimento per gusto, artigianalità e ingegneria. Ma il design non è più confinato a tessuti, mobili e macchine. Oggi plasma le nostre vite digitali, i dispositivi nelle nostre tasche, le interfacce che tocchiamo migliaia di volte al giorno, i siti e le app che mediano il modo in cui lavoriamo, acquistiamo e ci relazioniamo. Il buon design è diventato la differenza tra una tecnologia che ci dà potere e una che ci frustra. E l’Italia, con la sua profonda cultura del creare cose belle che funzionano, è straordinariamente ben posizionata per questo momento.

L’evento dell’ISIA ha catturato perfettamente questo spirito. Si è svolto in uno spazio industriale grezzo, la futura sede dell’istituto, colta appena prima di una ristrutturazione profonda. I lavori degli studenti e gli interventi degli ospiti riempivano un ambiente ruvido e suggestivo, che sembrava più vivo di qualsiasi sala conferenze impeccabile. Gratuito, generoso e realizzato magnificamente.


Sono questi i punti di eccellenza che meritano riconoscimento non solo in Italia ma a livello internazionale. Sono i luoghi in cui la prossima generazione di designer impara che estetica e funzione non sono opposti, ma alleati.

E sì: passare qualche ora, subito dopo, a Firenze, una delle città più belle del mondo, non ha certo guastato.


Il progetto dell’evento è stato ideato e diretto artisticamente da Free Event, società con sedi in Italia e UK, che ha sviluppato il concept creativo e l’intera esperienza immersiva all’interno dello spazio.
