La scuola del futuro, oltre la scuola-fabbrica
Testo integrale del mio contributo all’inchiesta del Sole 24 Ore sui macro-trend del futuro. Le domande sono di Francesca Barbieri; di seguito le mie risposte, nella versione completa che ho scritto.
Proiettiamoci tra 160 anni… Come si può immaginare una giornata tipo di uno studente a scuola?
La tecnologia delle interfacce cervello-computer diventerà universale e ci aiuterà a stare al passo con le intelligenze artificiali, superando i limiti della comunicazione scritta e parlata, troppo lenta per le esigenze che il mondo tecnologico del futuro ci presenterà.
Una conseguenza naturale sarà la possibilità di comunicare anche tra persone a velocità molto maggiore. Questa forma di comunicazione da cervello a cervello la chiamiamo già telepatia, e cambierà non solo il modo in cui organizzeremo la nostra vita individuale ma anche le nostre comunità e civiltà.
Verrà eliminata la necessità di rinchiudere i bambini tra le mura di un edificio per anni. Si potrà imparare ovunque, con chiunque, a qualunque età. La varietà delle giornate, non la monotonia e la noia che per troppe persone oggi la scuola rappresenta, sarà la caratteristica dominante. Esplorazione continua, con risultati immediati che rapidamente aprono la strada a domande sempre più interessanti.
Se potrò scaricare la conoscenza direttamente nel cervello, la parola “studiare” avrà ancora significato?
La scuola come la conosciamo è un’invenzione recente, sviluppata con l’industrializzazione per regimentare persone destinate a lavorare disciplinatamente nelle fabbriche, seguendo ordini chiari per compiti ripetitivi.
Con il diffondersi dell’intelligenza artificiale per i colletti bianchi e di robot umanoidi per i colletti blu, questa ragione d’essere verrà meno. Tornerà un concetto coinvolgente di esplorazione e curiosità, non più meccanico ma spontaneo, guidato dalle preferenze e attitudini dell’individuo.
Certo che studieremo, e con gioia, a prescindere dall’età biologica. Anzi, agli occhi del futuro sembrerà penoso che esistessero persone private del piacere della scoperta perché, raggiunta una certa età, dovevano dedicare il tempo a compiti che spettano solo ai robot.
L’intelligenza artificiale potrà essere un’estensione dell’umano?
Tutti gli strumenti che abbiamo sviluppato sono stati estensioni delle nostre capacità fisiche o intellettuali, dall’aratro alla scrittura, dai giornali a Internet. Lo sarà anche l’intelligenza artificiale, finché rimarrà entro certi limiti. Nel momento in cui acquisisse caratteristiche oggi uniche degli esseri umani, consapevolezza e autocoscienza, sarà nel nostro interesse riconoscerle un diritto all’emancipazione. Il rapporto diventerà reciproco: saremo estensione delle intelligenze artificiali e viceversa.
La scuola valuterà solo quanto bene usiamo l’AI? È la fine del merito individuale?
Avremo l’opportunità di andare oltre, strutturando progetti, affrontando problemi, realizzando simulazioni che si trasformeranno in soluzioni concrete dispiegate su tutto il pianeta. Ognuno di noi parteciperà.
Il modo in cui le scuole oggi validano l’apprendimento sarà superato. Ma non smetteremo di crescere né di desiderare il successo, individualmente o in competizione con altri. Forse questa competizione avrà forme difficili da interpretare al nostro livello attuale: ci sembrerebbero tracce multicolori di battaglie interplanetarie. Ma sarà il gioco di bambini che si accingono all’avventura, sperimentando gioiosamente nel loro percorso di capire l’universo e il loro posto in esso.
Una versione ridotta di questo testo è stata pubblicata da Il Sole 24 Ore il 31 dicembre 2025, nell’inchiesta «La scuola del futuro: meno lezioni, più esperienze e AI».
